Archivio mensile:gennaio 2013

Il messaggero – Messenger

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messengerTitolo originale: Messenger
Titolo italiano: Il messaggero – Messenger
Autore: Lois Lowry
Editore: Giunti editore
Pagine: 208
Scheda su Ibs.it

Trama:Quando Matty è arrivato al Villaggio sei anni prima era un ragazzino inquieto e ribelle che amava definirsi “la Belva fra le Belve”. Ora è cresciuto sotto la guida del cieco Veggente ed è pronto per l’assegnazione del suo vero nome: “Messaggero”. Ma qualcosa nel Villaggio sta cambiando: da quando al mercato si barattano i sentimenti con effimeri beni materiali, la comunità è diventata improvvisamente ottusa e caparbia. La società utopica che un tempo amava accogliere tutti i rifugiati e i derelitti sta innalzando un muro di isolamento. Matty è uno dei pochi capaci di districarsi nel fitto della Foresta e il suo compito ora è quello di portare il messaggio del drastico cambiamento ai paesi vicini e convincere Kira, la figlia del veggente, a tornare con lui al Villaggio, prima che sia troppo tardi. Ma la Foresta, che gli è sempre stata amica, si è rivoltata contro di lui, animata da una forza oscura e senziente, e Matty si trova a fronteggiare il pericolo armato solo di un nuovo potere che ancora non riesce completamente a gestire e a comprendere. [fonte Ibs.it]

Finito in meno di quattro ore; il fatto che sia breve non incide sulla grandezza del messaggio che vuole trasmettere.
Seguito diretto di Gathering Blue, il protagonista è Matty, l’amico d’infanzia di Kira. Matty vive col padre di Kira, il Veggente, e scopre di avre un Dono, ma non sa di cosa si tratta e come usarlo, l’unica cosa in cui riesce è attraversare la Foresta e recapitare messaggi.
È anche uno dei pochi che si accorge del cambiamento di alcune persone, che a poco a poco perdono la loro umanità in cambio di futili oggetti o beni materiali; ed è causa di queste persone che il Villaggio dovrà chiudere ai nuovi rifugiati.
Matty quindi parte per portare al Villaggio, prima che sia troppo tardi, Kira, in un finale da lacrima libera scoprimao quale sia il Dono di Matty: la guarigione. Con il sacrificio estremo Matty riesce a ridonare umanità alle persone coinvolte nel Baratto e a guarire la Foresta, diventato territorio lugubre e mortale.

Credo che fra i tre questo sia quello che mi è piaciuto più di tutti. L’umanità contro il bene materiale, i sentimenti contro oggetti inanimati, c’è molto da riflettere su questo libro. Che ci possa piacere o no alla fine la tecnologia fa parte della nostra vita, forse anche più del dovuto: non possimao stare senza computer, non possiamo stare senza internet, non possiamo stare senza cellulare, i media ci inducono a pensare che non possiamo stare senza tablet, elettrodomestici anche per svitare un tappo; forse anche noi stiamo perdendo la nostra umanità in cambio di tanti bei giocattoli tecnologici…

Serie che consiglio vivamente, spero che per il quarto libro non ci sia da attendere troppo.

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La rivincita – Gathering blue

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L’unico vantaggio dei lungi viaggi in treno è che posso iniziare a leggere un libro e finirlo che ancora il viaggio non è finito. Un po’ come mi è successo l’ultimo fine settimana, sono scesa in Toscana dai miei e all’andata ho letto il libro che recensirò ora, al ritorno invece ho letto il suo seguito.

gatheringblueTitolo Originale: Gathering Blue
Titolo italiano: La Rivincita – Gathering Blue
Autore: Lois Lowry
Editore: Giunti Editore
Pagine: 272
Scheda su Ibs.it

Trama:Ambientato in una comunità del prossimo futuro al pari di The Giver, in un villaggio dove ognuno pensa solo a se stesso e le persone con malattie o problemi fisici sono considerate inutili per la comunità e vengono lasciate morire, una ragazzina zoppa lotterà per conquistarsi il diritto di vivere. Ma, riuscendo a ricavarsi un posto all’interno di quella società, si renderà poi conto di come sia profondamente sbagliata e di quanto sia necessario cambiarla. Rifiuterà quindi l’occasione che a un certo punto le verrà offerta di scappare, e deciderà di fermarsi per iniziare a cambiare le cose dall’interno. [fonte Ibs.it]

È passato tanto tempo da quando lessi The Giver, il primo libro della serie, ma ricordo bene il senso di angoscia, tristeza e inquietudine che mi aveva trasmesso, libro per ragazzi sì, ma anche per adulti viste comunque le tematiche affrontate.
Gathering Blue si svolge nel solito universo, non ci è dato sapere se prima, dopo o durante gli eventi di The Giver. La protagonista è Kira, una ragazza, zoppa dalla nascita.
L’ambiente in cui è vissuta è tragica: chi è malato o ha problemi fisici viene abbandonato e lasciato morire, anche Kira sarebbe dovuta morire se non fosse stato per l’intervento della madre; alla morte della madre Kira riesce a sopravvivere solo grazie al suo dono, sapere tessere e cucire. In realtà il vero dono di Kira viene spiegato nel libro successivo, am per nostra fortuna non è questo il punto principale.

Il vero cardine della storia è come il “diverso”, che diverso alla fine non è, possa eguagliare il “normale”; Kira deve letteralmente lottare per avere un posto nel Villaggio e per fare in modo che non venga abbandonata solo perché è zoppa, e quindi non ritenuta idonea per il Villaggio. È una bellissima favola, il concetto che vuole trasmettere non solo non è banale, ma è una cosa che bisognerebbe ricordare più spesso.
Kira avrà la possibilità di fuggire e di ricongiungersi con il padre creduto morto in un villaggio dove l’essere storpio o malato non è motivo di pregiudizio; Kira avrebbe tutte le ragioni per andarsene, però non lo fa, nonostante sia giovane ha capito che il sistema che attua il suo Villaggio è sbagliato e dev’essere cambiato, se se ne andasse la darebbe vinta a coloro che non l’hanno mai voluta al Villaggio.
È con malincuore e consapevolezza che dice no al padre, anche se gli promette che un giorno lo raggiungerà e vivrà con lu.

In poche parole è un libro assolutamente da leggere, apre la mente e fa riflettere, questo lo consiglio vivamente!

Nota: la serie The Giver è formata da quattro libri

  • The Giver – Il Donatore
  • La Rivincita – Gathering Blue
  • Il Messaggero – Messenger
  • Son

I primi tre libri sono editi in Italia dalla Giunti, il quarto, So, è uscito da qualche mese in USA e spero che sia di prossima pubblicazione qui da noi.

Il canto della rivolta, Hunger Games #03

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hg3 Titolo originale: Mockingjay
Titolo italiano: Il canto della rivolta
Autore: Suzanne Collins
Editore: Mondadori
Pagine : 419
Scheda su Ibs.it

Trama:Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all’Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno… Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l’Arena sembrerà una passeggiata. [fonte Ibs.it]

Terzo libro della trilogia degli Hunger Games, qui trovate la recensione al primo libro, qui invece la recensione al secondo libro.

Ma siamo seri? Seriamente? Il precedente mi ha illusa, credevo che fossimo arrivati ad un livello, non dico eccelso, ma almeno decente, e invece no! È addirittura peggio del primo! Il canto della rivolta si becca alla grande una stellina, cosa che non do quasi a nessuno.
Ma partiamo dall’inizio.

Katniss parte in quinta raccontando del Distretto 12, ormai distrutto, e di come i pochi superstiti siano stati trasferiti dai ribelli nel Distretto 13. Fin qui tutto bene, però poi inizia a chiacchierare di una certa Presidente Coin, buttata lì senza neanche uno stralcio di presentazione, la Collins la cita come se noi lettori già sapessimo chi sia. no invece, noi non abbiamo la più pallida idea di chi sia o di come sia fatta fisicamente, almeno del Presidente Snow qualcosina era stato trapelato, in questo caso niente; solo verso la fine si riesce a intuire qualcosa sulla personalità della Coin. Grazie al razzo, il libro è finito…
Continuiamo.

La propaganda televisiva. Secondo me ce n’è troppa, dai. Sei in guerra e ti metti a truccarti apposta, a provare le scene, ma dai; da questo punto di vista sono d’accordo con Katniss, è semplicemente assurdo.
Come è semplicemente assurdo l’iniziale piano d’attacco per conquistare il Distretto 2, quello dei Pacificatori. Gale ha avuto la brillante idea di provocare una valanga affinché chiudesse le vie d’accesso alla montagna dove sono rifugiati i Pacificatori e di far saltare anche l’unica via di salvezza, in modo da seppellirli vivi nel cuore della montagna. Giusto per ricordarci che i Distretti si sono ribellati a Capitol City perché non tolleravano più il sistema vigente e si devono abbassare al livello del Presidente Snow (ergo Capitol City) per risolvere la situazione. Coerenza ai minimi storici, l’occhio per occhio andava bene ai tempi di Hammurabi.

Altra scena che fa cadere le perle.
Peeta non è riuscito a scappare nel 13 con Katniss e compagnia bella, è stato catturato da Capitol City e torturato, sottoposto a varie torture fisiche e psichche. Ogni tanto torna in tv per chiedere il cessate il fuoco e, in un lampo di lucidità, avverte il 13 di un attacco.
Il 13 organizza una squadra di soccorsi per liberarlo, ci riescono e lo portano nel 13. Peeta è completamente traumatizzato, spezzato interiormente, i ricordi sono confusi a tal punto che cerca di uccidere Katniss. Dopo tutto quello che lei gli ha fatto, Peeta riesce a darle della stronza; Katniss, invece di dire: “Scusa, hai ragione, mi sono comportata da emerita stronza” si indispettisce tutta e si incazza. Seriously? Prima perla che cade.
La seconda cade quando sono nel bel mezzo della rivolta a Capitol City, Katniss si è portata dietro Peeta per non si sa bene quale astruso motivo, qualcuno muore senza senso, Peeta deve ritrovare la lucidità e come ci riesce? Con Katniss che gli dice la classica frase cliché degna di un Harmony: “No, non lasciare che i tuoi ricordi ti portino via da meeeeeeeeeeaH”. Plof, perla caduta.

Poi la parte ganza.
Dopo che la guerra è finita, per dimostrare che il nuovo governo non sarà come il precedente, la Coin decide, nientepopodimenoche, di organizzare una nuova edizione degli Hunger Games con i bambini imparentati con i pezzi grossi del precedente governo.
Sorvolo sulla morta inutile di Prim. Cosa diamine ci fa una bambina di tredici anni in una zona di guerra? La motivazione della Collins: Prim faceva parte del gruppo di infermieri e soccorritori morti durante l’ultimo bombardamento. Bah…

Sinceramente, non salvo niente di quest’ultima parte. Nemmeno il finale, che è fin troppo sbrigativo e poco logico.
Sono rimasta delusa, forse avrei dovuto aspettarmelo visto che Hunger Games non mi era andato poi troppo a genio, ma pensavo che, dato che con La ragazza di fuoco la Collins si era un po’ riscattata, questo fosse il migliore di tutti.
Lo consiglierei a qualcuno? Se prima di finire la trilogia avrei detto “Nì”, adesso sono sicura al 100% che dico NO, non lo consiglio assolutamente.

La ragazza di fuoco, Hunger Games #02

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hg2 Titolo originale: Catching Fire
Titolo italiano: La ragazza di fuoco
Autore: Suzanne Colins
Editore: Mondadori
Pagine: 373
Scheda su Ibs.it

Trama: Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all’ultimo, persino uccidere per farcela. Katniss ha vinto. Ma è davvero salva? Dopo la settantaquattresima edizione degli Hunger Games, l’implacabile reality show che si svolge a Panem ogni anno, lei e Peeta sono, miracolosamente, ancora vivi. Katniss dovrebbe sentirsi sollevata, perfino felice. Dopotutto, è riuscita a tornare dalla sua famiglia e dall’amico di sempre, Gale. Invece nulla va come Katniss vorrebbe. Gale è freddo e la tiene a distanza. Peeta le volta le spalle. E in giro si mormora di una rivolta contro Ca-pitol City, che Katniss e Peeta potrebbero avere contribuito a fomentare. La ragazza di fuoco è sconvolta: ha acceso una sommossa. Ora ha paura di non riuscire a spegnerla. E forse non vuole neppure farlo. Mentre si avvicina il momento in cui lei e Peeta dovranno passare da un distretto all’altro per il crudele Tour della Vittoria, la posta in gioco si fa sempre più alta. Se non riusciranno a dimostrare di essere perdutamente innamorati l’uno dell’altra, Katniss e Peeta rischiano di pagare con la vita… [fonte: Ibs.it]

Secondo libro della trilogia, qui potete trovare la recesione al primo libro.

Che dire, a mio parere è migliore rispetto al suo predecessore; la lettura è veloce, forse più coinvolgente.
Per quanto Katniss non sia in cima alla lista dei miei personaggi preferiti, fa piacere vederla nel ruolo di “anti-eroina”. Il suo gesto agli Hunger Games ha fomentato nei Distretti la volontà di opporsi a Capitol City, le rivolte scoppiano in quasi tutti e dodici i territori, Katniss invece non vuole diventare la leader della rivoluzione, almeno all’inizio, quello che vuole è semplicemente salvare la vita ai suoi familiari in pericolo e a se stessa. È solo dopo il Tour della Vittoria che matura in lei il sentimento di rivolta, ma anche in questo caso non pensa a se stessa come modello di riferimento per i ribelli, i ribelli hanno bisogno di qualcuno che sappia incitare le folle, di qualcuno di affidabile, hanno bisogno di Peeta. Per questo motivo nella 75° edizione degli Hunger Games, l’Edizione della Memoria che prevede il ritorno dei vincitori ancora in vita nell’Arena, Katniss farà di tutto per tenere in vita Peeta, secondo lei i ribelli hanno bisogno di Peeta, lei è semplicemente un simbolo, una martire del sistema che infonde coraggio e speranza, una novella Che Guevara.
Il simbolo della sua spilla diviene così il simbolo dei ribelli.

Alla fine del libro scopriamo che Katniss e altri partecipanti degli Hunger Games vengono salvati dal capo degli Strateghi [gli organizzatori degli HG nda], che da anni fa parte di una società anti Capitol City, e trasportata nel Distretto 13, creduto distrutto da tutto. Nelle battute finali veniamo anche a sapere che Peeta non è con loro, non si sa se sia morto o no e Katniss è in preda alla disperazione.

Riesce ad essere interessante anche per quanto riguarda il lato amoroso, con il triangolo Gale-Katniss-Peeta. Peeta ama Katniss, Gale ama Katniss e Katniss ama Gale (come lo scopre lo leggete) ma Katniss deve far finta di amare Peeta che lo sa e ci rimane male. Mi sono sempre piaciuti i triangoli che influiscono sulla storia. :D

A questo punto partiamo con la lettura del terzo e ultimo capitolo: Il canto della rivolta.

Hunger Games

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Alla fine mi sono decisa a leggerlo pure io.

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Titolo originale: The Hunger Games
Titolo italiano: Hunger Games
 Autore: Suzanne Collins
Editore: Mondadori
Pagine: 376
Scheda su Ibs.it

Trama:Quando Katniss urla “Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!” sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell’estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell’Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l’audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c’è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c’è spazio per l’amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo. [fonte: Ibs.it]

Avevo già letto e visto Battle Royale e quando è esploso il femomeno Hunger Games, dopo aver letto la trama, mi sono detta: “Ma è una versione americana di Battle Royale!” e fino ad oggi l’ho sempre evitato. Ora che le acque si sono un po’ calmate l’ho finalmente letto.
La storia viene narrata in prima persona da Katniss e la cosa non mi da fastidio, anche perché ormai ci sono abituata con Anita; sono consapevole, però, del fatto che lo stile in prima persona è ottima per avere un effetto maggiore di immedesimazione sia a livello di trama, sia a livello di psicologia del personaggio, a scapito degli eventi veri e propri all’interno della trama. Non a caso ogni tanto Katniss sviene e noi sappiamo quello che succede solo tramite altri personaggi (trucchetto che usava anche Dante, tra l’altro.).

Come già detto, Battle Royale l’ho letto un annetto fa e posso dire con tutta sincerità che HG è una scopiazzatura dei punti cardini di BR. Sì, ok, non è del tutto uguale ma:

  • società distopica
  • programma dove i ragazzi si ammazzano tra di loro e solo uno rimane vivo
  • coppia di innamorati
  • la stessa coppia che si salva
  • ribellione nei confronti della società

Per me è stata una sorta di già letto, avevo dei pregiudizi che si sono rivelati fondati, speravo che fosse migliore dal punto di vista dei personaggi, ma anche qui sento che manca qualcosa.
Katniss non mi trasmette quasi niente, se non una leggera antipatia, il poter conoscere i suoi sentimenti e le sue emozioni non mi aiutano a farmela diventare simpatica. Peeta, più ingenuo, mi sta più simpatico, degli altri non si sa praticamente niente.

Questo libro mi ha deluso ma voglio comunque dargli una seconda possibilità, spero che la fase BR sia finita e che il secondo e il terzo libro siano migliori. Dato che ci hanno fatto anche il film ho intenzione di vederlo per poter avere una visuale d’insieme da un punto di vista neutro e onnisciente.

 

Il Circo dei Dannati

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Terzo libro della saga di Anita Blake.

circodannati

Devo dire che stavolta Anita mi ha preso meno rispetto al precedente, non so perché sinceramente; diciamo che alcune cose avrei preferito fossero diverse.
Tutto parte quando in città vengono ritrovati dei cadaveri con segni di morsi di vampiro sul corpo. Anita, che fa la consulente per i casi soprannaturali, va subito a informarsi da Jean-Claude, il Master della città, che però nega un suo coinvolgimento. Questo significa che in città c’è un altro Master che non aspetta altro che uccidere altre persone.

Anche stavolta ritroviamo il solito connubio giallo-soprannaturale e lo stile in prima persona. Scopriamo qualcosina in più di Anita e del rapporto che c’è tra lei e Jean-Claude ma la cosa è ancora molto fumosa. Anita è sempre lei, impossibile sbagliarsi e mi fa piacere ritrovarla in nuove situazioni con nuovi personaggi (il lupacchiotto Richard e il povero Larry).

Di certo continuerò con la saga ma preferisco intramezzarla con altri libri, non vorrei che poi mi venisse a noia. :/

PS: che dite, per le prossima volte faccio uno schemino come tutti i blogger seri? Massì dai, proviamoci (la prossima votla però :P)!

The Help

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Io ho un problema con Coming Soon Television, a dir la verità è il mio fidanzato che ha un problema con Coming Soon. Per qualche strano motivo quando lui è in casa il canale non funziona, non so perché funzioni in questo modo a casa, so solo che se voglio guardarmi qualche trailer devo approfittare di quando il mio fidanzato è fuori. A quel punto il canale riprende con le trasmissioni e io posso guardarmi tutti i trailer di film che voglio.

Il bello di Coming Soon è che suddivide i trailer per tema, tipo saghe, vampiri, mamme, papa, ecc… L’altro giorno stavano passando quelli sulle tate e uno in particolare ha attirato la mia attenzione: The Help. Oggi l’ho finalmente visto e devo dire che, wow! il trailer non rende minimamente l’atmosfera e la profondità del film; è il secondo film che mi fa piangere veramente in 23 anni. Se ne avete la possibilità guardatelo, non ve ne pentirete.

thehelp

Siamo a Jackson, stato del Mississippi, sud degli Stati Uniti d’America nei primi anni ’60; sono gli anni di Martin Luther King e delle sue lotte per i diritti civili delle persone di colore.
In questa cittadina razzista, dove le cameriere nere sono considerate di proprietà dei padroni bianchi, si muove Eugenia Phelan, in arte Skeeter, una ragazza appena laureata che ambisce a diventare giornalista. Per far colpo sulla redattrice di una importante rivista a New York Skeeter decide di raccogliere le testimonianze delle cameriere di Jackson sulla loro condizione.
La prima a farsi coinvolgere è Aibileen Clark, la quale rende partecipe la sua migliore amica Minny Jackson. Le tre donne, dopo vari avvenimenti riusciranno a coinvolgere le altre cameriere e Skeeter pubblica le loro storie sottoforma di libro, anonimo per ovvi motivi.
Lo scandalo è alle porte e purtroppo a farne le spese è Aibileen, vittima delle macchinazioni della cattiva del film, ma non tutto è perduto, grazie al libro The Help riuscirà a farsi una nuova e più dignitosa vita.

Questa la scheda su Imdb.

Emma Stone interpreta Eugenia "Skeeter" Phelan

Emma Stone interpreta Eugenia “Skeeter” Phelan

Come ho già scritto più sopra, il trailer non rende abbastanza,e io non sono neanche così tanto brava da poterlo spiegare a parole, farò del mio meglio.
Per prima cosa va capito qual è il contesto storico in cui si svolge la storia.
Il Mississippi è stato, fin dalla nascita degli USA, a favore della schiavitù nei confronti degli afroamericani, non a caso fece parte degli Stati Confederati d’America nella Guerra di Secessione del 1861.[1] Nel 1865 lo schiavismo venne abolito ma le condizioni di vita degli afroamericani non cambiarono molto. Vennero attuate delle leggi razziste: no ai matrimoni misti, separazione e differenziazione dei servizi pubblici.
Questa è la rappresentazione della città di Jackson. Autobus separati, scuole separate, vita lavorativa già dettata per le donne afroamericane. In una scena del film si vede chiaramente svettare sopra un edificio una bandiera della Confederazione e come l’accesso per le persone di colore sia situata da un’altra parte rispetto a quella per i bianchi.

Sono anche gli anni del Ku Klux Klan, anni di terrore per gli afroamericani, ecco perché all’inizio Aibileen non vuole collaborare: ha paura delle conseguenze che ci potrebbero essere. Solo dopo essersi presa coraggio decide di partecipare all’iniziativa e di coinvolgere anche le altre cameriere.

Non c’è scena del film che non mostri la condizione di lavoro di queste donne, come dice Skeeter al telefono con la redattrice la cameriere sono amate ma non possono andare al bagno, vengono pagate miseramente per essere considerate proprietà di una famiglia, come testimonia una cameriera verso la fine del film.

Viola Davis nel ruolo di Aibileen Clark

Viola Davis nel ruolo di Aibileen Clark

In questo scenario è Eugenia a rappresentare il futuro, a schierarsi dalla parte delle donne afroamericane.
E se in questa storia sarà una donna bianca ad aiutare le donne nere, nella storyline secondaria vediamo Minny dopo il licenziamento. Assunta da una donna svampita che abità poco fuori città, sarà proprio lei, Minny, a salvare dalla depressione la povera Celia e a farle superare il trauma degli aborti spontanei.
È bellissimo il doppio messaggio che questo film trasmette, “il bianco” aiuta “il nero” e al tempo stesso “il nero” aiuta “il bianco”.

Leggendo dei commenti su Youtube capisco come si sia perso qualcosa nel doppiaggio, ma questo non deve penalizzare il giudizio, in questo caso è il messaggio di fondo quello che realmente conta.
Mi ha tenuta incollata allo schermo per più di 2 ore e vi consiglio caldamente di guardarlo. :)
The Help entra di diritto nella classifica dei miei film preferiti!

 


[1] Per approfondimenti vi rimando ai link di Wikipedia sulla Guerra di Secessione e sugli Stati Confederati