Inheritance o La gran cagata

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SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER!!!
Esatto, ciò che state per leggere è pieno della roba qua sopra, se poi vi venite a lamentare che vi ho rovinato la lettura, vi apro il culo…

Paolini ci ha fregati alla grande. Iniziai a leggere Eragon che avevo 16 anni, a seguire subito dopo Eldest, entrambi regali di un’amica; “Vabbè – mi dissi – è una trilogia, ormai finiamola”. E lì la prima trollata di Paolini. “Eh, vedete, l’ultimo libro contiene troppe informazioni, troppe pagine per un volume solo, sono costretto a dividerlo in due.”.

Ok, va bene, ci si poteva stare (no).

Esce il terzo volume, Brisingr, dal titolo impronunciabile, probabilmente altra trollata del caro Paolini, uno perde metà della sua vità cercando di pronunciarla per bene e intanto l’ultima parte è uscita; da una parte è geniale.
Comunque, mi feci regalare anche quello e… delusione massima! Mi avevano promesso un tomone pieno di azione e invece l’unica vera parte interessante sono state le 20 pagine di duello finale tra Galbatorix (LOL) ed Oromis.

Ok, stendiamo un velo pietoso sul libro filler ed auguriamoci che l’ultima parte sia degna delle aspettative che mi sono fatta.
Prime 200 pagine (duecento, DUECENTO): il nulla cosmico. Due centinaia di pagine buttate per niente, un albero sradicato per sciupare inchiostro, in parole molto povere. Già che Roran è un personaggio inutile, che senso ha dovermi sorbire la sua scalata al potere assediando una città in 4 giorni con un manipoletto di soldati? Eh? Quattro giorni?? Ora, io non sono un’esperta di strategia militare, confesso di non saperne assolutamente niente, ma quattro giorni per conquistare una città assediata, passando poi da un canale fiuviale, beh… se questo non è esagerato, ditemi voi cos’è.
Un intero e inutile capitolo sulla nascita di una bambina e un altro inutilissimo capitolo su Eragon che inventa incantesimi su incantesimi per toglierle il labbro leporino; un paio di pagine sciupate su Saphira che si preoccupa di una squama caduta. Diamine sei un drago, non un’adolescente in crisi mistica…

Ho letto veramente quello che ho letto?

Dopo una supercazzola da parte del Re dei Nani nei confronti del povero piccolo Eragon, arriviamo all’unica azione degna di nota: il risveglio di Glaedr.
Lo spirito di un drago che insegna ad un uomo come si combatte con la spada mi mancava, però devo ammettere che è una cosa interessante, si tratta pur sempre di un’altra tattica di lotta, questo glielo riconosco a Paolini.
Altra parte interessante verso pagina 350, l’allegra compagnia formata da Eragon, Arya, un elfo stregone a caso e Angela e relativo gatto mannaro al seguito, si introduce in città passando da un sotterraneo scoperto, bada caso, esattamente quando le cose si stavano mettendo male.
All’improvviso però vengono assaliti da dei cultisti e fatti prigionieri, quasi dati in pasto ai cosi lì, Ra’zac, se non fosse per il repentino intervento di Angela (che vorrei ricordare è diventata un personaggio importante e ancora non sappiamo niente di lei).
Segue scontro in città tra Saphira e Castigo. Alla fine Dras-Leona viene conquistata.

Colpo di scena! In piena notte Murtagh ritorna e rapisce Nasuada, che viene portata dal fratello cattivo di Panoramix a subire tutte le torture, fisiche e mentali, possibili, solo per farle giurare fedeltà.
Nel mentre Eragon e Saphira devono allontanarsi dai Varden per andare a Vroengard, a trovare qualcosa che possa sconfiggere Galbatorix. E cosa potranno mai trovare? Altre uova e altri Eldunarì ovviamente, altro clicherone degno di “Io vi credevo morti e invece siete tutti vivi!”
A questo punto Eragon, grazie ai cuori dei cuori dei draghi subisce un power-up al limite del verosimile, insomma, va bene l’energia in più, ma non c’è nessuna conseguenza? Nessun prezzo da pagare? A me sembra un po’ una boiata però oh, scelte dell’autore.
Tornato dai Varden, che intanto sono avanzati fino a Urû’baen, inizia la parte finale del libro, la battaglia contro Galbatorix, il Cavaliere e mago più potente di Alagaësia! E chi si porta dietro il nostro eroe? Saphira (ma lei ci sta), la solita Arya (per vedere se riesce a fare colpo), gli elfi stregoni con nomi a caso e, udite udite… Elva! La piccola misera bambina maledetta da Eragon. E solo perché: “Eh, con le sue parole riesce a provocare dolore agli altri, basta farla chiacchierare con Galbatorix e il gioco è fatto.”

EH!?

Difatti, con mio sommo piacere, al cospetto di Galbanino, viene pwonata e fatta diventare inutile. Com’era prevedibile vorrei aggiungere io; cioè dai, ti trovi di fronte il nemico più temibile e speri di farla franca col potere di una bambina? Seriously?
Dopo l’epicissimo-ma-anche-no scontro Eragon/Murtagh, vinto dal primo perché è riuscito, una buona volta nella vita, a seguire i consigli di Glaedr.
Arriviamo alla fine allo scontro che tutti aspettavamo.
Quattro libri.
Anni e anni di attesa.
Finalmente ci siamo.
La battaglia che deciderà le sorti del mondo!
E come finisce?
Con la morte stupida e idiota di Galbatorix, ucciso dai ricordi dei draghi.

Fatemi capire bene, l’essere che ha scoperto il Nome, con il quale può prendere la magia, accartocciarla metaforicamente e gettarla via, viene fatto fuori dai ricordi dei draghi riversati nella sua coscienza affinché capisse il male che ha provocato nel corso del tempo.
Non viene ucciso da un colpo di spada di Eragon o perché magari soccombe per le troppe ferite, no, per via dei ricordi.
Io la chiamo morte stupida, e mi fa anche girare i coglioni che non ho, sinceramente parlando. E la cosa che mi fa ancora più incazzare è che non è finita qui, un altro centinaio di pagine inutili per farci sapere che stanno tutti bene e Arya, l’odiosissima Arya è diventata Regina degli elfi e al tempo stesso è Cavaliere dei Draghi!
Esatto! Vi ricordate che c’erano tre uova rimaste? L’uovo blu di Saphira, il rosso di Castigo e quello verde. E a chi poteva andare se non a miss Marysue-dio-mio-quanto-adoro-i-draghi?

Odio totale, davvero.
E non solo per tutto ciò scritto sopra, ma anche per la perculata fatta ai lettori della divisione del terzo volume ideato in origine.
Paolini, per favore, abbandona il fantasy.

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